
Michele Ducato
Michele Ducato dipinge carretti siciliani a Bagheria, nella bottega dei Fratelli Ducato. Ha imparato da bambino, dal padre e da uno zio, e il primo lavoro l'ha venduto a otto anni. Alla fine degli anni Sessanta la bottega aveva chiuso, perché il carretto non serviva più per lavorare. Ha riaperto nel 1977 per preparare la mostra «Forma e colore del carretto siciliano», e da allora il carretto è diventato un oggetto da collezione. L'ho fotografato al lavoro il 1° settembre 2025, durante la ricerca sul campo di Noemi Armanio per la tesi di laurea in Antropologia culturale all'Università di Bologna, sul battesimo delle barche e sui carretti nella Sicilia tirrenica.



Sponde dipinte, barattoli di colore, una ruota, un gatto grigio.

Su un carretto non può mancare San Giorgio, scolpito al centro della cassa da fuso, la parte che lavora di più. Le scene invece le sceglieva il carrettiere, spesso i paladini dell'Opera dei pupi. I colori li mette la bottega, e sono la sua firma: squillanti, puliti.





«Il nostro mestiere è un po' quello del sarto».




Il carretto è sopravvissuto agli altri attrezzi del mondo contadino perché, dice Michele Ducato, «racconta una storia». Oggi i decori della bottega passano anche su oggetti nuovi, per la moda e per il design. Lui è architetto, ma il mestiere l'ha continuato quasi senza decidere, nella bottega dove è cresciuto.
Settembre 2025, Bagheria.
Tutte le immagini © Alessandro Criscuolo
Le persone ritratte hanno dato il loro consenso alla pubblicazione.
